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Roy Paci & Municipale Balcanica

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Municipale Balcanica, la musica che unisce piazze e popoli

Appuntamento, orario, citofono. Cancello pesante, atrio, portone in legno massiccio. Oltre, una sala larga e una scalinata che sale con l’eleganza di altri tempi, gli stessi che si confondono con quelli attuali attraverso alcuni oggetti che adornano l’ambiente. Mentre salgo, tra tutto ciò che riesco ad afferrare veloce con lo sguardo, un grande logo circolare, rosso, su cui spicca un nome ormai famoso, di un gruppo musicale che ha molto da insegnarci.

Gli ultimi gradini, un saluto cordiale, eccomi in casa. Tra libri, dischi, quadri, incontro Giorgio Rutigliano, il bassista della Municipale Balcanica, direttamente a casa sua. Perché questo gruppo, che sta spopolando ormai da anni riscuotendo un successo clamoroso ed esponenziale, in patria così come oltre i confini nazionali, questa Municipale Balcanica che fa ballare e parlare di sé ovunque vada, deve raccontarci la propria storia, non solo per le oltre centomila persone che ha fatto ballare e divertire durante il concerto del primo Maggio tenutosi a Taranto, ma anche e soprattutto per chi non ha potuto prender parte.

 

Lontano dalle luci del palco, in un tranquillo pomeriggio di Maggio, senza musica di sottofondo (ma solo inizialmente, perché arriverà anche quella, nel corso dell’intervista), ascolto così una storia che ha dell’incredibile e che mi riporta indietro di quasi dieci anni, quando li ascoltai per la prima volta, in una sera d’estate, in quella splendida terra del Salento.

La Municipale Balcanica nasce nel lontano 2003. “Quando io nemmeno c’ero”, precisa Giorgio, e trovo curioso che a condurmi in questo viaggio, tra la storia e le sonorità del gruppo, sia proprio lui.

Il gruppo nasce da un’idea del trombettista Paolo Scagliola, del sassofonista Raffaele Piccolomini e dell’addetto alle percussioni e agli effetti Nico Marziale, che è anche presidente. Perché la Municipale Balcanica è anche associazione culturale, organizzatrice di corsi ed eventi”, mi spiega Rutigliano.

I nomi di Piccolomini, Scagliola e Marziale, da quel lontano 2003, si ritrovano tutt’oggi nella formazione del gruppo, che – “Tra gente che va e gente che viene” - si è assestata nel 2006, con otto membri fissi e stabili: troviamo così anche Michele De Lucia al clarinetto, Armando Giusto al sax alto, Luigi Sgaramella alla batteria, Raffaele Tedeschi, il chitarrista di cui è impossibile non riconoscere la voce, unica protagonista dei brani cantati, e dulcis in fundo Giorgio Rutigliano, al basso.

Lui che è un ex giocatore di pallacanestro con i suoi 193 centimetri di altezza. È questa la formazione che riconosciamo e ritroviamo sui palchi, durante i concerti e nei videoclip, risultante della storia in divenire che, come ho scoperto parlando con il bassista Rutigliano, affonda le radici già in tempi antecedenti quel lontano 2003. Se è quello l’anno ufficiale della nascita della Municipale Balcanica come gruppo musicale e associazione culturale, infatti, le radici dell’idea da cui trae origine sono più profonde e risalgono al 1991.

Un anno particolare, il 1991: anno in cui il nostro contesto socio-culturale si faceva testimone e protagonista di un evento tragico. Attraccava al porto di Bari la Vlora, direttamente dall’Albania dove era dapprima giunta carica di zucchero proveniente da Cuba e poi presa d’assalto dagli emigranti albanesi che ne costringevano il capitano a seguire la rotta per l’Italia. Un racconto di disperazione al limite dell’umano. Lo sbarco degli albanesi in Puglia è stato un episodio della nostra storia dalla portata esponenziale su diversi fronti, incluso quello culturale. Marziale, Piccolomini e Scagliola hanno prestato sin da subito particolare attenzione alla loro musica: intrisa delle influenze balcaniche e ricca di sonorità non ancora conosciute né sperimentate dai nostri musicisti.

L’attenzione per le sonorità dell’Est è propria dei tre capostipiti della Municipale Balcanica, ma è il filo rosso che unisce tutti coloro che si sono alternati nel tempo e che costituiscono oggi il gruppo della band. Un elemento imprescindibile e dalla portata massima, continuamente e costantemente rivisitato in una chiave molto pugliese e personale dai musicisti della Municipale Balcanica, “sempre pronti a far propri i messaggi e le melodie”, precisa subito Giorgio. Le influenze artistiche che riecheggiano maggiormente nei componimenti musicali della Municipale Balcanica provengono sia dal panorama musicale, sia da quello cinematografico, dall’estero così come dalla nostra amata Italia.

È così che con Giorgio Rutigliano iniziamo a parlare del musicista Bregovic, dei film di Emir Kusturica e dei Gogol Bordello, Shantel, Vinicio Capossela, Bandabardò, Modena City Ramblers e Folkabbestia. Dall’Albania e dalle sonorità proprie di questo popolo, i nostri musicisti hanno poi spostato l’attenzione sulle fanfare balcaniche, conoscendo così personalità musicali che pian piano entrano a far parte del DNA della Municipale Balcanica.

Da quel lontano 2003 la strada è stata davvero lunga, tanto che ad oggi nel loro storico annoverano oltre cinquecento concerti in tutte le parti del mondo. Il 2013, in particolare, li ha visti protagonisti dello scenario musicale mondiale, avendo suonato e portato la loro energia in Brasile, Austria e Francia, nonché, negli anni passati, anche in Slovenia, Germania (“Per un numero imprecisato di volte”, specifica Giorgio Rutigliano), e poi ancora Olanda, Bulgaria, Ungheria, Turchia, Portogallo. Basti pensare che il loro primo concerto all’estero risale al lontano 2004, quando la Municipale Balcanica si esibì a Stoccarda.

Come nascono i vostri brani musicali?

"Il nostro repertorio vanta sia brani con un testo cantato, sia brani esclusivamente strumentali. I testi sono quasi tutti a firma di Raffaele Tedeschi, il nostro cantante e chitarrista. Il lavoro prettamente musicale, invece, è un processo abbastanza democratico.
Ognuno dei componenti propone le proprie idee, che sono sempre punto di partenza per una rielaborazione a cui partecipiamo tutti attivamente e creativamente, a meno che l’idea iniziale non sia già rifinita con precisione e alla perfezione.

La maggior parte dei pezzi non è cantata: si tratta di brani strumentali, in cui prevale il linguaggio della musica, capace da solo di trasmettere emozioni e coinvolgere in modo esponenziale. Tutti i nostri pezzi nascono con l’obbiettivo di coinvolgere, unire, trasmettere gioia, diffondere armonia. Come compositori, il maggior apporto è dato da Piccolomini soprattutto; tra gli altri spiccano anche Nico Marziale e Raffaele Tedeschi".

Esiste un messaggio forte contenuto in tutti i vostri brani?

Il messaggio interiorizzato e fatto proprio dalla Municipale Balcanica è quello di rendere la musica luogo d’incontro: ogni concerto è un luogo spettacolare in cui incontrare e incontrarsi. Quello che a noi interessa non è essere guardati dalla gente, non è avere addosso tutti gli occhi, non è essere puntati come rock star da venerare. Noi non vogliamo che la gente guardi il palco: desideriamo che ognuno rivolga lo sguardo a sé stesso e chi gli sta accanto, a chi gli è intorno.

Tutti devono guardarsi in faccia e far festa, mettendo da parte i pensieri e i problemi che inevitabilmente si hanno, per un paio d’ore
almeno. Tra le tappe delle vostre tournèe ritroviamo anche molti Paesi dell’Est, dove le sonorità dei vostri brani praticamente “tornano a casa”.

Come siete accolti in questi Paesi? Il pubblico è più attento e critico o lo spirito dei vostri brani trova un terreno più fertile?

"L’approccio dei Paesi dell’Est nei nostri confronti è connotato sempre da forte curiosità. Questo, per la Municipale Balcanica, si traduce in una sfida continua: una sfida vissuta in termini totalmente positivi e propositivi, con lo spirito proprio di chi vuol mettersi alla prova, impegnandosi al massimo per vedere poi cosa succede".

E solitamente cosa succede?

Siamo sempre ripagati. (Mi risponde, Giorgio, con gli occhi che brillano e l’umiltà sul volto, ndr.) Quello che più ci piace, durante i concerti o nelle collaborazioni, è l’energia messa in circolo, da cui deriva una sinergia che sempre si ricrea. Questo è davvero motivo di orgoglio. Comunichiamo attraverso la musica, andiamo al di là della comunicazione verbale.

È un livello di comunicazione superiore. Dal palco diciamo qualcosa che va oltre le parole, che non si può rendere a parole, ed è bello veder tornare a noi tutto ciò attraverso l’energia e la vitalità del pubblico, il suo coinvolgimento, la sua partecipazione, il suo ballare, ridere, scherzare. Sono un dare e un ricevere simultanei, non filtrati, immediati, per questo autentici e dal potere incommensurabile".

Oltre a farci conoscere sonorità nuove e abbattere le frontiere politiche per avvicinarci tutti e renderci davvero cittadini del mondo attraverso le note e l’energia che trasmettono, i musicisti della Municipale Balcanica collaborano con diversi istituti di cultura italiana all’estero, per esportare la nostra musica e la nostra cultura. Il loro repertorio, infatti, comprende anche pezzi italiani della musica e della canzone propri della tradizione del nostro Paese.

Fino ad oggi hanno inciso tre dischi: il primo (“Foua”) nel 2005, il secondo (“Road To Damascus”) nel 2008 e il terzo (“Offbeat”) nel 2012. 
Nel 2013 hanno vinto un concorso indetto da XL, il mensile di musica e spettacolo de la Repubblica, realizzando così un videoclip. Tra tutti quelli del proprio repertorio, per la realizzazione del videoclip hanno scelto “Giugno 1917” un brano cantato in cui si affronta una tematica a loro cara e vicina, quale quella dell’amore senza limiti.

Il testo della canzone narra di un soldato partito al fronte durante la prima guerra mondiale, innamorato e costretto dalla guerra a separarsi dalla persona amata, ma non dal sentimento, che vive attraverso lettere scritte. Nella resa filmica del videoclip hanno scelto due protagonisti particolari per questo amore, che viene così declinato in una chiave progressista ed emancipata: guardare per credere con semplici click su Youtube, cercando il brano intitolato “Giugno 1917”.

Abbiamo continuato a parlare, io e Giorgio, di libri, biografie e autobiografie di artisti diversissimi, di tatuaggi, amore e atteggiamenti della nostra società, o anche solo degli utilizzi linguistici che denotano come nel 2014 siamo progressisti ed emancipati solo a livello teorico. Non è un caso, infatti, se distinguiamo ancor oggi l’amore con aggettivi che rivelano l’identità sessuale degli amanti. Intanto il nostro pomeriggio insieme per quest’intervista volge al termine e a me resta solo da porre la domanda più difficile: quella sui progetti futuri, per molti artisti un tabù quasi, tra riserbo e scaramanzia.

Ho provato comunque a rubare qualche novità. Durante questa prima metà del 2014 hanno registrato un progetto parallelo, e oltre ciò Giorgio non si pronuncia, mantenendo un rigorosissimo silenzio stampa, incorruttibile persino con tentativi di indovinare da parte mia, ovviamente tutti mal riusciti. Enorme l’effetto suspance creato, prima di tutto in me. Le novità non si fermano a questo progetto top secret: pensano già al prossimo disco, e questo significa che la Municipale Balcanica ci sorprenderà per ben due volte nel corso di questo anno.

L’unica anticipazione che riesco ad avere dal nostro bassista è che questo nuovo disco avrà una direzione totalmente nuova. “Vediamo che succede, anche qui, come sempre. È la nostra parola chiave”, conclude Giorgio Rutigliano. E io proporrei allora di lanciare un hashtag #vediamochesuccede, tutto a sostegno della Municipale Balcanica. Sicuramente cose belle, per far festa e dimenticare tutto, anche solo per due strepitose ore.

#musicabalcanica #balkanmusic Musica Balcanica Balkan Music

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